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Antipsichiatria e Neuroscienze

Antipsichiatria e Neuroscienze

Il termine antipsichiatria si riferisce ad approcci che si pongono in contrasto a un uso eccessivo di psicofarmaci e che temono che in alcuni ambienti psichiatrici, la obiettività clinica sarebbe influenzata  da ipotetici legami finanziari e professionali con l’industria farmaceutica; che utilizzerebbe un sistema di categorie di diagnosi “stigmatizzante”  con il disturbo psicologico che in realtà può evolvere in svariati modi.

Secondo alcuni critici, i psicofarmaci  mancherebbero di specificità e sostengono che le ipotesi etiopatogenetiche biochimiche della psicofarmacologia non sarebbero supportate da prove sufficienti.

Alcuni sostengono che certi psichiatri interpreterebbero in maniera troppo rigida i rapporti causali in genetica medica piuttosto che valutare in maniera più ampia il ruolo dei fattori genetici come concausa di processi psicodinamici e neuropsichiatrici che possono generare alcuni problemi con maggiore probabilità in determinati contesti più che in altri spiegando  che alterazioni biochimiche presenti in alcune disagi mentali sono causate da una dinamica psicologica

La ricerca ha dimostrato che la psicoterapia similmente al farmaco è efficace nella cura dei diversi disagi, generando un efficace miglioramento clinico: entrambe le modalità di trattamento modificano l’attività neuronale, spesso delle medesime aree del cervello, ed inducendo anche cambiamenti nella stessa direzione di alcuni parametri biologici.

Una serie di recenti studi hanno dimostrato l’efficacia della psicoterapia, anche tramite metodi di neuroimaging. I ricercatori hanno rilevato che la psicoterapia apporta significativi cambiamenti nell’attività funzionale cerebrale dei pazienti, e tali modificazioni sono strettamente correlate al miglioramento clinico. Tali cambiamenti, inoltre, riguardano l’attività funzionale delle aree, sia corticali sia sottocorticali, implicate nella specifica patologia, e non altre aree.

Uno studio prospettico longitudinale sull’efficacia della psicoterapia analitica a tempo determinato versus il trattamento psichiatrico di routine (Università di Milano 2008) dimostra un valido intervento nel determinaresia sulla sintomatologia clinica sia sul funzionamento relazionale nei pazienti affetti da Disturbi dell’umore e Disturbi d’ansia.

Alcuni vecchi e controversi trattamenti psichiatrici hanno ricevuto numerose critiche, e sono infatti attualmente caduti in totale disuso (come la lobotomia), o profondamente ridotti e mutati (come la terapia elettroconvulsivante).

Nonostante i potenziali effetti collaterali, soprattutto amnesici, l’uso dell’elettroshock (evolutosi tecnicamente rispetto alle forme tradizionali, e chiamato ora terapia elettroconvulsivante, o TEC) è utilizzata in diversi paesi del mondo per alcune psicopatologie gravi.

secondo certi critici la teoria psicobiologica che riteneva che il disturbo psichico abbia origine esclusivamente organica e che dipenda da squilibri genetici o chimici da correggere con l’uso di psicofarmaci o ‘stimolazioni’ di altro genere, come l’elettroshock o lo shock insulinico è oggetto, da molti anni, di puntuali confutazioni che ne hanno dimostrato l’assoluta pseudoscientificità, le violazioni dei diritti dei pazienti, l’incapacità di risolvere le patologie, la pericolosità per la salute fisica e l’asservimento agli interessi delle grandi industrie. La necessità di sottrarre potere alla lobby farmaco-industriale che sostiene la psicofarmacologia è un compito necessario da svolgere per garantire il diritto di tutti alla salute mentale e dirigere le energie del mondo scientifico verso modelli terapeutici che volgano la propria attenzione sul sistema che genera la sofferenza anzichè sul tentativo esclusivo di eliminazione del sintomo di cui il singolo individuo è portatore.
Il modello bio-psico-sociale è una strategia di approccio che  pone l’individuo ammalato al centro di un ampio sistema influenzato da molteplici variabili. Per comprendere e risolvere la malattia il medico deve occuparsi non solo dei problemi di funzioni e organi, ma deve rivolgere l’attenzione agli aspetti psicologici, sociali, familiari dell’individuo, fra loro interagenti e in grado di influenzare l’evoluzione della malattia.
Il modello bio-psicosociale si contrappone al modello bio-medico, secondo il quale la malattia è riconducibile a variabili biologiche che il medico deve identificare e correggere con interventi terapeutici mirati. Noto a tutti è ormai il concetto di salute del WHO che fa riferimento alle componenti fisiche (funzioni, organi strutture), mentali (stato intellettivo e psicologico), sociali (vita domestica, lavorativa, economica, familiare, civile) e spirituali (valori), per identificare in esse le variabili collegate alle condizioni soggettive e oggettive di bene-essere (salute nella sua concezione positiva) e male-essere (malattia, problema, disagio ovvero salute nella sua concezione negativa) di cui tenere globalmente conto nell’approccio alla persona.
L’approccio bio-psico-sociale con i suoi metodi e strumenti scientifici è ritenuto attualmente a livello internazionale un fondamentale strumento nella gestione clinica anche quando è in contrasto con la politica finanziaria farmaco-industriale.