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Area Cognitivo Comportamentale

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Statuetta egizia antica di una ragazza. 1400 A.C. circa

 

Aspetti cognitivi comportamentali dell’Approccio Multisistemico:

Agendo attivamente sui nostri pensieri e comportamenti attuali, possiamo liberarci da molti dei problemi che ci affliggono da tempoLa Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale attualmente considerata a livello internazionale uno dei più affidabili ed efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale combina due differenti forme di terapia:

1) LA PSICOTERAPIA COMPORTAMENTALE

(Aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona mette in atto in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di risposta, l’esposizione graduale alle situazioni temute e il fronteggiamento attivo degli stati di disagio.

2) LA PSICOTERAPIA COGNITIVA

(Aiuta ad individuare certi pensieri ricorrenti, gli schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni problematiche vissute dal paziente, a correggerli, ad arricchirli, ad integrarli con altri pensieri più realistici, o, comunque, più funzionali al proprio benessere.

(Il cambiamento dei contenuti e dei processi cognitivi problematici (convinzioni, valutazioni, aspettative emozioni, distorsioni cognitive, ecc.) non viene perseguito, quindi, soltanto mediante la discussione e la riformulazione delle convinzioni disfunzionali dei pazienti, bensì mediante numerosi e variegati metodi d’intervento, diretti non solo agli aspetti cognitivi del funzionamento dell’individuo, ma anche a quelli specificamente emotivi e comportamentali

La psicoterapia cognitivo-comportamentale e stata sviluppata ne gli anni Sessanta del XX secolo, principalmente a partire dal lavoro di Aarom Beck ed è attualmente una delle più diffuse psicoterapie per la terapia di diversi disturbi, in particolare disturbi dell’ansia e dell’umore.

Le sue origini pero, possono essere fatte risalire agli inizi del Ventesimo secolo dalla tradizione scientifica della psicologia sperimentale, in particolare dagli studi di J. B. Watson e I.P. Pavlov, fondatori della corrente teorica del Comportamentismo

Essa rappresenta lo sviluppo e l’integrazione delle terapie comportamentali e di quelle cognitiviste, ponendosi cioè in una posizione di sintesi degli approcci neocomportamentalisti, della REBT (Rational -Emotive Behavior Therapy) di Albert Eliis e della terapia cognitiva classica di Aaron Beck, di cui cerca di integrare i principali aspetti funzionali, una terapia direttiva, di solito di breve durata, dove il terapeuta istruisce il paziente ed assume attivamente il ruolo di consigliere esperto permettendo di evidenziare dei cambiamenti e miglioramenti.

E’ finalizzata a modificare quelli che la teoria di riferimento definisce i pensieri distorti, le emozioni disfunzionali e i comportamenti di sadativi del paziente, con lo scopo di facilitare la riduzione o l’eliminazione del sintomo.

Si focalizza prevalentemente sul presente e si orienta alla soluzione dei problemi attuali. I pazienti apprendono alcune specifiche abilità, che possono utilizzare anche in seguito, e che riguardano 1’identificazione dei modi distorti di pensare, la modificazione di convinzioni irrazionali e il cambiamento di comportamenti disadattivi.

Il modello interpretativo prevede che gli individui, nella loro esperienza quotidiana, passino dallo stato antecedente (la condizione in cui il soggetto percipiente si trova precedentemente all’insorgere del comportamento problematico) direttamente a consequence (comportamento problematico) senza la consapevolezza dei loro beliefs (credenza, convinzione, idea o immagine mentale) i quali scatenano una reazione psicofisiologica, emotiva o comportamentale problematica.

Le prime sedute sono dedicate alla conoscenza dei problemi del paziente e alla costruzione della relazione terapeutica. Oltre al collo qui o clinico vengono somministrati test, per approfondire lo stato emotivo, la gravitò dei sintomi, la presenza di eventuali disturbi di personalità. Al paziente fin dalle prime sedute viene chiesto di fare dei compiti a casa. In particolare dovrà compilare un diario nel quale descrivere giornalmente gli avvenimenti, le emozioni e i comportamenti.

Il terapeuta analizzando dopo 3-4 sedute il materiale e i contenuti emersi delineerà un progetto terapeutico, caratterizzato da obiettivi concreti, utili e raggiungibili, che fin dalla seduta successiva permettano di iniziare a lavorare sui sintomi che maggiormente compromettono il funzionamento e la serenità del paziente.

Fin dai primi colloqui il terapeuta adotterà un atteggiamento psico-educazione, esponendo in modo molto chiaro al paziente i circoli viziosi e i meccanismo che possono rafforzare e mantenere alcuni sintomi

L’obiettivo è di ridurre il comportamento di evitamento, facilitare una ristrutturazione cognitiva attraverso prese di coscienza, ed aiutare il paziente a sviluppare capacità di fronteggiare certe situazioni. Per raggiungere tali obiettivi, una delle tecniche principali consiste nell’esposizione sistematica alla situazione temuta, per comprenderla ed indagarla sul campo. ristrutturare credenze autolesionistiche; sviluppare l’abilità di parlare a su stessi in modo positivo, sviluppare la capacità di sostituzione di pensieri negativi, desensibilizzazione sistematica, fornire conoscenze specifiche al paziente che lo aiuteranno a fronteggiare le situazioni