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Area Analitica

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Picasso “Famiglia in riva al mare” Museo Picasso – Parigi

 

ASPETTI ANALITICI  DELL’APPROCCIO MULTISISTEMICO

 

Le discipline cliniche analitiche si basano sulla ricerca scientifica biologica e medica e su un modello scientifico della mente.

La scienza non è un’illusione. Sarebbe invece un’illusione credere di poter ottenere da altre fonti ciò che essa non è in grado di darci.La forza dell’analisi scientifica non risiede nella gran quantità di teorie a disposizione, ma al contrario nel fatto che l’analista possa far fronte a tanti circostanze che possano verosimilmente presentarglisi servendosi di una quantità ridotta di teorie.

Nonostante il fatto che l’individuo appare in primo luogo come un Io centrale e’ chiaro che l’Io non è sempre  padrone assoluto in casa sua e che la vita dell’individuo è anche la storia di un’autorealizzazione del suo inconscio.

Con il termine inconscio Freud intendeva un complesso di processi, contenuti ed impulsi che non affiorano alla coscienza del soggetto e che pertanto non sono controllabili razionalmente.

C. G. Jung riteneva che una concezione dell’inconscio fosse presente sin dagli albori dell’umanità, collegata alle antiche pratiche sciamaniche dei popoli primitivi.

Freud riteneva che il sogno fosse una manifestazione psichica, onirica, mirata alla realizzazione di un desiderio pulsionale non realizzato nella realtà, che attingeva i propri contenuti latenti dall’inconscio. I lapsus, le forme d’amnesia momentanea ed i falsi ricordi non sono casuali.
La psiche è strutturata in: Io – Es – Super Io.

L’Es rappresenta l’istinto, la pulsione, completamente mutuate dall’inconscio. Il Super-Io è il “precipitato” degli insegnamenti morali, sociali ed educativi, ed esita tra contenuti consci e inconsci. L’Io è il mediatore tra l’Es ed il Super-Io (tra istanze pulsionali e morali). Nessun evento psichico, dice Freud, è determinato dal caso: ogni processo mentale ha una causa ben specifica, spesso identificabile solo attraverso l’indagine dell’inconscio. In questo senso, un pensiero improvviso, una canzone che inizia a ronzarci in testa, il ricordo di un evento nel momento in cui guardiamo una fotografia, il sentimento causato da un quadro sono tutti dovuti a cause ben specifiche, che l’analisi dei contenuti inconsci, consci e preconsci potrà rivelare.
Nell’originario “modello pulsionalista classico”, secondo Freud la malattia mentale è causata dalla compresenza di due fattori:
•    esperienze particolarmente traumatiche vissute in passato e successivamente rimosse (e che risultano legate più o meno direttamente ai sintomi);
•    conflitti tra forze inconsce di vario tipo (e che sono la vera “causa attiva” della malattia).
Il lavoro psicoanalitico è dunque finalizzato a permettere un’analisi, rielaborazione ed integrazione degli effetti e delle rappresentazioni coinvolte nella dinamica conflittuale intrapsichica, con l’obbiettivo di ristrutturarne gli equilibri, riducendo e eliminando l’eventuale sintomatologia correlata.
Per Freud l’elaborazione del motivo patologico è già di per sé cura del disagio stesso. Tuttavia gli elementi rimossi non sono noti a priori, e quindi è impossibile cercare in una direzione precisa. Per questo motivo la terapia si fonda sull’analisi dei contenuti che indirettamente – e inconsapevolmente – il paziente stesso fornisce al medico.

Ferenczi nel suo lavoro: L’ulteriore sviluppo di una Terapia Attiva in Psicoanalisi sentì l’esigenza profonda di introdurre modalità tecniche attive, “incoraggiando direttamente i pazienti alla produzione di associazioni e fantasie” il più possibile inerenti al problema che si stava trattando, ed evitando le associazioni libere futili e fuorvianti.

Rank: nel Il Trauma della Nascita, insistette sull’idea di fissare un limite temporale al trattamento psicoanalitico

Adler: rinunciò all’uso del lettino, e decise di effettuare le sedute di fronte al paziente

Alexander e French: “il compito del terapeuta è di provocare nel paziente una ri-esperienza delle emozioni conflittuali nel transfert, perché questo può provocare un cambiamento terapeutico”, ri-esperienza che Alexander chiamò esperienza emozionale correttiva

Balint: fondò il Brief Psychotherapy Workshop presso la celebre Tavistock Clinic, L’ idea di partenza fu quella di circoscrivere la “zona del conflitto” del paziente, sulla quale concentrare il lavoro terapeutico.

Balint coniò per definirla il termine Focus

Malan: postulò il rapporto tra i criteri di selezione dei pazienti, la tecnica terapeutica impiegata e la qualità dei risultati che era possibile ottenere, dimostrando con una grande quantità di materiale clinico che la psicoterapia dinamica breve era in grado di ottenere risultati duraturi anche nel trattamento di difficoltà molto strutturate

Sifenos propose la sua Psicoterapia Breve Mobilizzante l’Ansia (STAPP), con un approccio simile a quello di Malan, ma ancor più rigidamente focale

Davanloo con la sua Psicoterapia Intensiva Dinamica Breve dimostrò, con un grande numero di casi videoregistrati, la possibilità di promuovere un cambiamento profondo con un atteggiamento molto attivo e incisivo da parte del terapeuta, spesso in meno di 40 sedute. Ciò viene ottenuto, piuttosto che con la selezione dei pazienti, attraverso la mobilizzazione delle emozioni di Transfert, ed il lavoro diretto con la Resistenza, che conseguentemente si rende evidente nella relazione terapeutica.

La psicodinamica è l’insieme di meccanismi e processi psichici sottesi al comportamento e più in generale alla personalità di un individuo, preso singolarmente o in relazione ad altri
L’accezione “dinamica” sta ad indicare prevalentemente l’esistenza di forze o attività psichiche che possono interagire o entrare in conflitto, dando origine a caratteristiche di personalità e comportamenti che, se pervasivi e disadattivi, sono considerati come sintomi di un disturbo psichico
Il concetto di conflitto psichico è centrale nella psicologia dinamica, e si riferisce primariamente all’idea freudiana del costante conflitto fra desiderio e difesa, vale a dire fra un movimento verso un oggetto, un obiettivo ed una serie di “impedimenti” dettati dalla morale o da altre regole comportamentali apprese. si sono sviluppate, nel corso del tempo, delle teorie psicodinamiche relative a vari disturbi come le psicosi ed i disturbi di personalità, relative al rapporto con la realtà ed alle relazioni
Il conflitto è dato dalla opposizione tra potenti forze inconsce che richiedono l’espressione e la soddisfazione immediata, e forze opposte che impongono un controllo, e limitano l’espressione reprimendola o permettendone la soddisfazione in modalità socialmente accettabili. Il conflitto, in altri termini, può essere concettualizzato come la contrapposizione tra un desiderio ed una difesa contro il desiderio stesso
Freud considerava la psicodinamica come un’eredità della natura umana, visto che definì una serie di meccanismi prettamente “regolari” fra le persone (meccanismi di difesa, natura del conflitto psichico, organizzazione delle istanze psichiche). L’esperienza, in questo senso, interverrebbe a deviare, spostare o arricchire i percorsi soliti dell’attività psichica, orientata verso un oggetto o un obiettivo.
Ad esempio il bambino che sfugge al seno materno risponde all’esigenza di nutrirsi, ma la piacevolezza legata all’esperienza, dovuta alla libido orale, lo porterà a ricercare il piacere della stimolazione oro-alimentare. Le ripetute esperienze dell’allattamento incideranno sulla personalità del bambino e dell’adulto, determinando alcune caratteristiche riconoscibili.
Lo stesso accadrebbe con esperienze negative o traumatiche, con conseguenze diverse e disadattive sul comportamento. Altri autori hanno rifiutato il primato dell’inconscio nei processi psicodinamici del bambino, riconoscendogli delle competenze psichiche superiori e già organizzate, di natura perciò costituzionale e individuale. È comunque possibile sostenere che gli aspetti inerenti alla psicodinamica siano per lo più costituzionali, dal momento che le attività principali, i meccanismi ed i processi psichici sembrano essere gli stessi per ogni persona, delineando fra l’altro una continuità fra “normalità” e “patologia” dal momento che le stesse funzioni che regolano la vita psichica dei cosiddetti “sani” possono portare a dei disturbi psichici.
Con il termine di “psicologia dell’Io” ci si riferisce ad una vera e propria scuola di psicoanalisi, che ebbe in Anna Freud la sua iniziatrice, in particolare con la pubblicazione del  “L’Io e i meccanismi di difesa”. Con tale approccio,  la focalizzazione teorica principale si sposta sull’Io, con i suoi processi difensivi e di adattamento rispetto alla realtà interna ed esterna.

Melenie Klein  pur non abbandonandone l’impianto teorico di base, che poneva l’accento sul primato della pulsione, introduceva alcuni concetti che si distanziavano dalle teorizzazioni freudiane in materia di sviluppo psichico, forte anche della propria esperienza diretta con i bambini.le teorie sulla formazione dell’Io: per la Klein questa istanza esiste già dalla nascita, e gestisce i meccanismi fondamentali di introiezione e scissione, vale a dire le due principali modalità di acquisizione e discriminazione delle qualità dell’oggetto (mentre per Freud l’Io si “forma”, non preesiste alla coscienza). Anche il complesso di Edipo, e la conseguente formazione e affermazione del Super-Io, istanza morale e giudicante, sono anticipati rispetto a Freud (che colloca l’Edipo intorno ai quattro-cinque anni del bambino, mentre la Klein lo “anticipa” al primo anno di vita) Bion elaborò teorizzazioni di psicoanalisi di gruppo e costituì nuovi gruppi di psicoterapia di tipo psicoanalitico.

Heinz Kohut con la “psicologia del Se’” si è dedicato soprattutto a studi sul narcisismo.viene considerato  tra i maggiori ispiratori della corrente di psicoanalisi detta “psicoanalisi intersoggettiva “che sostituisce le teorizzazioni dell’esperienza psicoanalitica che facevano perno sul concetto di “pulsione” con un nuovo paradigma che fa invece perno su quello di “relazione”. Kohut spostò l’indagine psicoanalitica dalle strategie adottate dall’individuo per gestire le pulsioni, alle strategie adottate da questi per salvaguardare la sua immagine unitaria (la coesione del Sé).  Di conseguenza si è occupato principalmente dei disturbi dell’autostima.

Otto Kernberg  e’ associato alla concezione psicoanalitica del disturbo narcisistico di personalità e dell’organizzazione borderline di personalita’, integrando in un’unica concezione tre modelli psicoanalitici distinti: la teoria pulsionale di Freud, la teoria di Melenie Klein e di Fairbairn e la psicologia dell’Io di Margaret Mahler e di Edith Jacobson.
Herbert “Harry” Stack Sullivan creò la scuola di psichiatria interpersonale. Sullivan postula che tutti i comportamenti sono la somma delle varie motivazioni che influiscono sulla persona in ogni momento specifico. Il senso della scelta è un riflesso nella coscienza della convergenza di vari motivi che si riconducono ai bisogni di soddisfacimento e di sicurezza.

Jacques Lacan si basa sull’assioma secondo il quale l’inconscio “è strutturato come un linguaggio”. Per linguaggio si intende una combinatoria di elementi discreti, e non solo il linguaggio verbale. Il linguaggio manca di un elemento, quello che potrebbe dargli senso, ed è questo il trauma, per ogni essere umano, l’incontro con questo sapere bucato
John Bowlby ha elaborato la teoria dell’attaccamento, interessandosi particolarmente agli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all’interno della famiglia.

Infatti la tecnica psicodinamica contemporanea è in una certa misura differente da quella formulata da Freud cento anni fa.
Con Psicoterapia Psicodinamica ci si riferisce a una forma di psicoterapia basata principalmente sulla concezione e sulle metodologie della Psicoanalisi e più in generale della Psicologia dinamica, ma che si sviluppa con incontri meno frequenti e con una durata considerevolmente ridotta rispetto al vero e proprio trattamento psicoanalitico.
– La frequenza tipica delle sedute è di una o due sedute per settimana
– la durata del trattamento può essere fissata a priori oppure mantenuta aperta per un periodo di valutazione iniziale
– in genere l’indicazione per la Psicoterapia Psicodinamica prevede accanto al trattamento dei sintomi un intervento più ampio finalizzato allo sviluppo delle risorse personali
– consiste nell’esplorazione dei diversi aspetti del Se’ che non sono completamente conosciuti, e delle influenze che ne derivano in special modo nelle relazioni attuali e negli eventuali sintomi.
– questi aspetti vengono conosciuti sulla base della loro implicita influenza nella relazione terapeutica

Focus intorno a cui si sviluppa la psicoterapia psicodinamica:
–  affetti e espressione delle emozioni
–  esplorazione dei tentativi di gestione dei pensieri e delle emozioni disturbanti (difese)
–  identificazione dei temi ricorrenti e dei pattern caratteristici
–  discussione dell’esperienza passata (dal punto di vista dello sviluppo)
–  relazioni interpersonali
–  relazione terapeutica
–  fantasie e vita immaginativa